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Sudan e referendum per l'indipendenza e la secessione

Sudan e referendum  per l'indipendenza e la secessione - Global Trends & Security
Sono numerose le incognite che sono emerse  per il futuro del Sudan, alla vigilia del referendum per l'indipendenza del Sud del Paese, e le possibili tensioni interne e regionali per il controllo della sua notevole produzione di petrolio.
A cinque anni dalla firma di un accordo che poneva fine a una  guerra civile di venticinque anni, con due milioni di morti , quattro milioni di profughi,  il Sudan si appresta a verificare se il suo territorio a Sud, cristiano e animista, sia deciso a staccarsi dal resto del paese in cui, dal 1972, è stata imposta la legge islamica dalla giunta militare di Gafaar Nimeiry.
Dopo anni di permanenza nella lista nera degli Stati accusati di sostenere il terrorismo, gli Stati Uniti di Barack Obama sostengono la decisione di questo referendum e ribadiscono l’intento di “impegnarsi ad aiutare le parti a risolvere le criticità”.
Queste criticità si riferiscono al fatto che il confine fra le due anime del Sudan passa attraverso aree contese perché gran parte dei giacimenti petroliferi  di cui è ricco il Sud del paese, si trova proprio a ridosso dei territori confinanti. La definizione di questi confini potrebbe essere un elemento scatenante un conflitto, a cui vanno ad aggiungersi l’inevitabile interconnessione di interessi del Nord e quelli di un Sud, grazie ad una ripresa economica favorita da duri interventi governativi, aumento vertiginoso degli introiti ottenuti dalle esportazioni petrolifere, ampliamento in tutto il paese della scolarizzazione. La massima espressione di queste interconnessioni etniche, religiose, politiche ed economiche e le incognite per il futuro, è rappresentata dal distretto petrolifero di Abyei, dove, non a caso, nel primo giorno di referendum vi sono state circa 40 vittime negli scontri fra sostenitori ed oppositori della secessione.
Proprio nella zona centrale del Paese, fonti interne, anche se non confermate ufficilamente, parlano della nascita di nuovi gruppi di guerriglieri, decisi a confiscare terreni statali in aperta opposizione al governo di Karthoum e alla politica di privatizzazione.
Una confederazione fra Nord islamico e Sud cristiano è, quindi, fortemente caldeggiata dalle potenze regionali, in primo luogo l’Egitto, interessata ad una stabilizzazione nel Sudan per una equa e pacifica gestione delle acque del Nilo , e per il generale timore di un effetto domino  di una crisi che potrebbe “agganciarsi” ad altre, come quelle già in corso (Tunisia,Algeria ed Egitto) o quelle latenti (Marocco),  sino ad allargarsi alla Somalia e da qui alla penisola arabica, dallo Yemen  allo stesso Iraq.


17/1/2011
 

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